Pubblica amministrazione,monta la rabbia dei precari

Posted: 22 ottobre 2010 in rassegna stampa, Uncategorized, web
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Nasce da Pescara il coordinamento nazionale

Dal luogo-simbolo della “cacciata” dei precari parte il movimento che mette insieme i lavoratori in-stabili della pubblica amministrazione. Nel Palazzo della Provincia di Pescara, da cui meno di un mese fa sono fuoriusciti 66 lavoratori, si è svolta ieri l’assemblea promossa dalla Fp Cgil per puntellare la nascita del coordinamento regionale dei precari del pubblico impiego. Abruzzo apripista: l’onda, passando per le altre regioni, approderà alla costituzione di un coordinamento nazionale precari Fp Cgil. L’obiettivo è unire le forze di storie diverse ma accomunate da un destino di incertezza: insieme, per contare di più di fronte al rischio di un’emorragia che potrebbe scattare già a fine anno. Potrebbero essere un migliaio gli espulsi tra Regione, Province, Comuni, Asl. «Non possiamo perdere tempo, siamo agli sgoccioli -ha detto Carmine Ranieri, Fp Abruzzo- Alla Regione i primi contratti scadranno a metà novembre. E’ un’emergenza che riguarda i lavoratori precari, con alle spalle tanti anni di lavoro, ma che colpisce pure la qualità dei servizi pubblici erogati». A indicare le strade su cui muoversi c’era ieri il segretario nazionale Fp Cgil, Fabrizio Fratini: «Il primo obiettivo è non far fuoriuscire i precari entro il 31 dicembre, attraverso proroghe dei contratti. Nel frattempo occorre avviare accordi di stabilizzazione». Già fuoriusciti 66 precari della Provincia di Pescara, in barba a un accordo sottoscritto nel 2008 e anche dopo nove anni di lavoro: per loro la battaglia proseguirà sulle vie legali. Ma le spine del precariato, che svilisce professionalità e servizi, non sono un’eccezione pescarese. «La Provincia di Teramo ha costituito una società in house, in cui sono stati applicati contratti del commercio -dice Monia Pecorale, Fp Teramo- : ingnegneri inquadrati come capomacellai; avvocati come aiuto vetrinisti». «A dicembre 2009 sono stati mandati a casa i primi venti precari -racconta Nicola, Rsu Provincia di Chieti-, a dicembre prossimo altri 60, con prevedibile paralisi dei servizi: potremmo non avere chi spargerà il sale sulle strade, chi porterà i mezzi spazzaneve». Anni a rincorrere il posto fisso, a lavorare e formarsi per poi perdere tutto. «Dal 2001 abbiamo superato quattro prove selettive pubbliche, abbiamo lavorato per l’ente e seguito corsi di formazione costati soldi pubblici. Tutto è finito un mese fa, quando anzichè rispettare l’accordo di stabilizzazione siamo stati mandati via», ha raccontato con le lacrime agli occhi Ludovica, una dei 66 precari della Provincia di Pescara.

Leggi l’articolo originale pubblicato su Il Messaggero

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